Senza Ombrello alla Feltrinelli

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Suonare in pub, cantinette e club comporta sempre un doppio impegno per noi musicisti. Non solamente infatti devi prodigarti ad eseguire al meglio la tua musica per un pubblico più o meno consapevole, magari capitato lì per caso, ma devi giocoforza fare i conti con un contesto in cui l’inquinamento acustico è la regola. Ingaggiare duelli con il frullatore del bar, misurarti con il chiasso della tavolata dell’addio al celibato, schivare le suonerie dei cellulari diventano rituali impliciti quanto accordare lo strumento, fare il soundcheck. Intendiamoci: fa parte del gioco, la conquista dell’attenzione, diventa una palestra indispensabile e una cartina tornasole del tuo lavoro. Ma non vi nascondo che poi, quando arrivano occasioni come quella di sabato in Feltrinelli, dove hai una situazione d’ascolto, dove le persone hanno indossato giacca e sciarpa ed hanno preso la macchina e cercato parcheggio e camminato per venirsi a sedere proprio lì davanti a te, per partecipare alla presentazione del tuo disco, ecco quando hai la fortuna di trovarti davanti al microfono in quelle situazioni beh, è davvero un’epifania. Condividerla con voi è stato un vero privilegio. Grazie davvero, a tutti quelli che continuano ad essere curiosi, che danno fiducia, che restano con le antenne dritte e l’orecchio teso.

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